Mamma Moderna

Il preferito

preferito

Ammettiamolo, i figli non sono tutti uguali e chiunque abbia più di un figlio ha un “preferito”.

Credo sia una cosa inconscia, ma c’è sempre uno dei nostri figli che più degli altri incontra le nostre preferenze, incarna le nostre speranze, realizza i nostri sogni.

E’ quello o quella che quando mamma e papà vanno in due posti diversi per fare delle commissioni, dividendosi più o meno equamente i figli, cerchi a tutti i costi di avere con te, spesso fingendo disinteresse o adducendo futili motivazioni alla tua scelta.

E’ quello o quella che sopporti accanto a te anche quando stai guardando la partita della tua squadra del cuore, che ti girella intorno quando sei in garage a trafficare con le tue passioni, che non ti disturba quando ti mitraglia di domande.

In questo senso la mia preferita è sicuramente la piccola Lisa.

Non importa se quando attacca a piangere sembra che le sue urla ti arrivino direttamente alla base del cervello senza passare per le orecchie. Non importa se quando le dai la pappa non sta mai ferma con quelle manine piccole piccole e ti fa spargere tutto sul vestitino che le hai appena cambiato. Non importa se ti imbratta di vomito la giacca mentre stai uscendo dalla porta di casa.

Il suo sorriso sdentato quando esplode è impagabile, perché sincero come nulla altra cosa può essere a questo mondo. Poi lei è la più piccolina, in più è femmina, cosa c’è di meglio per soddisfare il desiderio di proteggere che è innato in ognuno di noi maschietti?

Pensandoci bene però, Sara mi ha scelto.

Il suo affetto non è imposto da un vincolo di sangue, lei sceglie ogni giorno di volermi bene e questo rende ogni suo sorriso più intenso, ogni suo abbraccio più forte, ogni suo “ti voglio bene” più grande.

Con lei condivido la “nostra” canzone, il “nostro” gioco, il “nostro” piatto preferito.

Poi con lei è bello andare a spasso in macchina, urlare a squarciagola per dire al mondo che ci sei ,cantare le canzoni alla radio complimentandoci per le nostre performance, giocare ai giochi più idioti ridendo come i matti, parlare e riscoprire attraverso i suoi occhi le meraviglie nelle cose semplici.

Parlare. Non mi serve parlare con Andrea, basta uno sguardo.

Lui è come me, spiccicato. Stesse espressioni, stesse passioni, stessi atteggiamenti.

Quando lo guardo capisco che diventando genitori in un certo modo si diventa immortali. Ecco, lui soddisfa la mia personale tensione verso l’immortalità.

Adoro l’espressione quasi scioccata che hanno le persone che mi hanno conosciuto alla sua età quando lo incontrano, mi fa pensare seriamente che magari tra due o trecento anni ci sarà una nostra copia che se ne andrà in giro per l’universo su una nave spaziale.

Lui è come me. Diretto, pratico, troppo coerente, maledettamente cocciuto.

Non come Valerio Massimo.

Il piccolo uomo della nostra famiglia si adatta, nulla lo turba per più di due minuti, si vede dall’espressione serena sul suo viso quando dorme.

E’ poi è scandalosamente bello, bello come mai nessuno della mia famiglia è stato, così poco somigliante a me o a mio padre. Ma è proprio questo a renderlo così unico ai miei occhi. Non lo capisco mai in anticipo, tutto con lui è una continua sorpresa, scoperta. Ride come io non ho mai riso, ti conquista con uno sguardo e ti da l’impressione che a lui potresti perdonare qualsiasi marachella. E’ un tornando in un vulcano, una singolarità che attrai tutti gli sguardi vicini a lui.

Ammettiamolo, i figli non sono tutti uguali e ognuno di loro è a suo modo un “preferito”.

P.S.: Ad essere onesti, quando sono in garage, preferisco non avere nessuno intorno!!!!

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